MA COSA VUOLE UN UOMO?>> Ma chissà, forse è solo la sessualità maschile che va interrogata.> Non c’è da lambiccarsi tanto il cervello, da fare ipotesi, da cercare> contesti giustificatori. Polanski è stato giocato dalla misura e> dismisura, dal paradiso e inferno della sessualità dei maschi, dei> maschi della specie umana, intendo. Una sessualità che non cerca la> complementarietà, che non cerca la differenza ma solo l’inferiorità> dell’essere a cui si rivolge. Questa è la regola perché il teatro> cominci. L’inferiorità è l’ingrediente necessario, se manca, manca> tutto. Inferiorità che si può declinare in tanti modi : nei modi del> potere, del denaro, della cultura, della forza fisica e anche del> simbolico - per gli ignoranti morti di fame privi di altre risorse> concrete il simbolico basta e avanza, perché essere uomini in questa> società è pur sempre un valore. E… attenzione, un passo più avanti,> ma solo un passo più avanti nella stessa direzione, c’è la tenera età> dell’oggetto del desiderio, la sua piccolezza, la sua freschezza, le> sue coscette, le sue manine, il sesso nuovo e profumato. Solo un> passo più avanti verso l’abisso.>> Uno scambio tra pari con gli uomini è impossibile. Per le donne della> mia generazione far alzare l’uccello ad un uomo è stata un’impresa,> in tante hanno rinunciato. Ma quando dico della mia generazione,> forse mi allargo troppo, parlo in realtà non di tutte, ma delle donne> emancipate, colte, autonome, che si sono fatte consapevoli della> loro dignità e anche della loro voglia di scopare. Prima regola non> mostrare il proprio desiderio, se lui si accorge del tuo desiderio è> molto probabile che il suo non sopravviverà. Seconda regola: i> giochetti, i sublimi giochetti. “ Facciamo che sei la cameriera, che> mi porti la colazione a letto” , “ la bambina” (ecco la bambina!) che> recita la poesia di Natale”, “facciamo che sei una perfetta> sconosciuta incontrata sul treno”, “facciamo che sei una cieca e che> vai a tentoni e ti ritrovi co’ sto bel cazzo in mano” “che sei una> puttana” “… che sei la mia segretaria” E poi magari la segretaria se> la sposano davvero, in seconde nozze.>> Ma il teatro può esser più complicato, può arrivare ad una vera e> propria mise en scène. Allora il gioco si fa più serio. Ricordo quel> caso emblematico, riportato poi dalla cronaca, in cui la donna era> legata al letto e lui, in piedi nudo su di un armadio antistante si> sarebbe dovuto gettare come un satanasso su di lei, e che invece> sbagliò mira o si ruppe l’armadio o fu poco agile nel salto, non> ricordo bene, insomma finì per terra e sbattendo violentemente la> testa, perse i sensi. Solo i lamenti di lei, prima flebili, poi> angosciati e poi definitivamente disperati riuscirono ad attirare> l’attenzione dei vicini, che chiamarono la polizia, polizia che si> ritrovò stupefatta di fronte ad una scena alla Stieg Larsson in> versione assolutamente pecoreccia. Naturalmente tutto questo può> essere rovesciato , non per desiderio femminile , badate bene, ma> sempre per il suo di lui. Cambiando l’ordine dei fattori il risultato> non cambia. Qui però siamo già nel patologico dove il servo, e tante> volte anche la serva, è lui, il bambino cattivo che va punito è lui,> così il giovane SS pentito eccetera eccetera. E magari sarà lei a> dover volare giù dall’armadio. Non ha importanza se non si ha le> physique du ro^le, qui l’immaginazione è tutto, ma le botte devono> essere vere.>> “Insomma una grande fatica!”, così mi diceva una mia amica che faceva> la vita. “Fare la vita” una significativa metafora, come se la vita> non fosse che questa, come se nel mestiere di puttana fosse racchiuso> il senso del destino femminile. Lei certo conosceva bene gli uomini,> ma io a quel tempo ero una giovane donna che credeva fermamente> nell’uguaglianza tra i sessi. Come darle retta quando mi diceva:”> ficcagli un dito nel culo e dagliela il meno possibile”?>> A quell’epoca ero una giovane donna che pensava che, con> l’espressione di una sessualità femminile più libera, la> prostituzione un giorno sarebbe sparita, non sapevo ancora che fosse> un vizio dell’anima.>> La mia nuora cinese mi racconta che la terribile usanza di non far> crescere i piedi alle bambine dipendeva dall’enorme piacere che gli> uomini provavano a vedere le donne camminare dondolando che appena si> reggevano in piedi. Nella debolezza dell’altro gli uomini hanno> sempre celebrato la loro forza. La debolezza dell’altro da sé è per> loro una necessità, la fonte della loro identità. Una miseria. Ma da> dove nasce questa miseria?>> Alcuni dicono dalla natura. I maschi lottano tra loro per il possesso> della femmina, è legge universale, così si racconta. La verità> invece è che le femmine degli animali saggiamente si accoppiano solo> con i più forti. Ma che dire di noi femmine della specie umana, noi> che riusciamo ad amare anche i gobbi?>> Hawking, il famoso scienziato inglese, interrogato sul futuro della> terra ha risposto :”Non ci sarà futuro, se non troviamo presto> rimedio all’aggressività umana” Mi chiedo spesso che giorno era> quando una X del cromosoma umano si è trasformato in Y, ed è apparso> sulla terra un uomo. Era una bella giornata? pioveva? tirava vento?> faceva caldo o faceva un freddo cane?>> Spiegare ad una bambina il mondo è la cosa più difficile e dolorosa> che mi sia capitata. La tremenda pedagogia del non fare, del non> andare, dello stare attenta, di non essere troppo gentile, di non> parlare agli sconosciuti, di sedersi a gambe chiuse, di stare> composta, del ti possono far del male, di metterle paura. Fare in> modo che quasi sia la sua paura a proteggerla è un delitto . E’> straziante vedere una bambina capire a poco a poco. Fa male> all’anima. Dolore immenso. Di questo non perdono Polanski, di questo> non perdono gli uomini come lui, né le donne e gli uomini che lo> difendono.>> Paideia? Non mi fate ridere.
Me lo ha inviato un'amica che dice di averlo letto su L'Unità. Non ho controllato però giorni fa sono stata a un convegno delle storiche e proverò in altro blog a riassumere quanto ascoltato.
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