giovedì 28 maggio 2009

a proposito della famigerata e mal interpretata parola cultura

Questo è un intervento che mi è stato richiesto da un candidato sindaco:

A proposito della gestione della cultura a Firenze, scrivo di quanto mi compete, le arti visive, siccome la parola cultura è tanto vasta da rischiare di perdersi.

La voce Meccanotessile è di quelle che fanno rabbrividire, specie una persona come me che l'ha visto nascere dalle macerie e che vi ha fatto la prima (ed unica!!!) mostra, con l'allora amministratore Morales, e che l'ha visto abbandonare, mutilato monumento allo spreco e alla vergogna di Firenze. Ne conosco tutta la triste storia e quando ritrovo sui giornali notizie in proposito, vorrei davvero migrare per sempre. Leggo nei programmi di alcuni candidati che si insistere sulla possibilità che il Meccanotessile diventi luogo di incontro, produzione e dialogo tra artisti internazionali. Benissimo, nel senso che tale luogo di produzione artistica a Firenze non c'è. Ma quella zona della città al momento non è servita come di dovere e se mai è dall'autostrada che potrebbe esserne agevolato l'accesso, non tra le ambulanze dirette a Careggi! Comunque, ripeto, se non si sviluppa urbanisticamente un sistema intelligente tra Novoli e piazza Dalmazia e da lì alla Fortezza, quell'area resta disastrata. Delle tante proposte per quell’area, al momento la più intelligente resta quella di un politecnico delle arti, uno spazio attrezzato per Accademia, Isia e Conservatorio (in considerazione del fatto che Sant’Orsola è stata destinata ad altri ancora).Nessuno sembra interessato all’ex Quarter, futuro Extre in viale Giannotti, sorta di ex galleria civica, aggiudicato un mese fa per bando dal Comune a una cordata di privati, galleristi, critici e imprenditori, escludendo il gruppo capeggiato dall'Accademia di Belle Arti. perché? Qualcuno dovrebbe seguirne le sorti. Il comune dovrebbe, firmare la convenzione col gruppo vincente. Lo spazio servirà la città a partire dal quartiere e non sarà semplicemente galleria privata.Un accenno al Centro Pecci di Prato, designato quale futuro "centro regionale per l'arte contemporanea ", è doveroso, ache se si trova a Prato. Per il suo ampliamento sono stanziati vari milioni di euro, ma non garantita una futura gestione decorosa. Invece è a quello che Firenze dovrebbe fare riferimento, una volta che sarà ripotenziato, cioè il Pecci dovrà fare da luogo di riferimento per le altre realtà artistiche di qualità disseminate in Regione ( augurandoci che nel frattempo la compromissione dell'economia pratese non finisca col soffocare le energie e gli entusiasmi dei suoi imprenditori). La Regione ha appena stanziato una cifra decorosa per foraggiare un progetto che investe 5 realtà: Pecci, Accademia, CCCS e Schermo dell’arte, Unifi, progetto che si svolgerà a ottobre- novembre, a Firenze (non a Prato).
La Fondazione Palazzo Strozzi. Per quanto riguarda la contemporaneità e quindi il CCCS, cioè la Strozzina, non è certo un caso se nessuna delle mostre relative al contemporaneo è stata programmata per essere assurta agli onori dei piani nobili: l'arte del tempo presente è bene che stia in cantina, magari vicino ai cessi (e non è una citazione da Duchamp, che di danni, involontariamente ne ha fatti col suo pisciatoio, non immaginando che i suoi successori avrebbero approfittato delle sue idee, pur non avendo l'intelligenza e la cultura per farlo). Voglio sottolineare che i milioni di euro stanziati dalla Fondazione vanno all’arte del passato e poco ci si cura di quella del futuro.A proposito dei 100 approssimativi punti.......
La proposta di una conferenza mondiale annuale per la cultura.
Laicità a parte, tale sorta di conferenza va strutturata per settori, e meglio sarebbe partire con l’Italia, e magari ogni anno scegliere una tematica (arte, architettura, musica, teatro, letteratura ecc.) da approfondire e invitare 1 solo altro paese europeo o extraeuropeo, quello che nel settore scelto rappresenti realtà diverse e porti esperienze esemplari. Questo non ha niente a che vedere con i vari festival di tutto di più che si tengono già in Toscana e in Italia. Però dovrebbe coinvolgere anche gli organizzatori di questi festival, con le loro consolidate esperienze.

Firenze per me ancora non “profuma di futuro” perché non c’è più stata, dagli anni ottanta, l’intelligenza di governare precorrendo i tempi, la capacità di creare bellezza che sbigottisca il mondo, l'intelligenza di affermare il proprio potere favorendo al contempo lo sviluppo armonioso della città, il coraggio di rischiare di perdere qualche voto puntando sull’eccellenza della qualità e non sulla parcellizzazione e quindi la mediocrità.
Un Dna imbastardito come il nostro va “incrociato” con sangue nuovo, il che significa idee diverse, entusiasmo, senso etico, buon gusto, rispetto e orgoglio per le proprie origini. Come diceva ieri un mio buon amico, in verità gli ultimi sprazzi Firenze li ha avuti con Cosimo I, dopo di che è stato un continuo calando, un triste tramonto. Fino all’oggi, il nostro tempo, quello del prevalere del trash, la spazzatura, il ciarpame, e del trionfo dell’irrazionalpopolare (neologismo creato da un noto critico e da un altrettanto noto giornalista.
Una tendenza da invertire con determinazione e senza aspettare ancora. La creatività può valorizzare le persone, incoraggiare la creatività e favorirla è una risposta alla crisi. Le parole d’ordine devono essere: massima qualità, ottimizzare la cominicazione e rendere gli eventi culturali accessibili al maggior numero di persone.

-Perciò va bene riuscire a tenere aperto qualche museo ogni notte, e le biblioteche pure trovando per i primi due personale da reclutare tra volontariato giovane o anziano, valido e in qualche modo incentivato, senza oneri per gli utenti, o con una formula di ticket che offra più vantaggi insieme.
-Tutti questi Comitati per gli anniversari mi sembrano troppi: costituitene uno solo.
Per Vespucci coinvolgere associazioni comeToscana-Usa, o l’American International League Onlus, e Università, tipo la NYU e la Syracuse, oppure la California State e la Stanford che sono le più antiche e qui radicate.
Per Leonardo c’è l’eccellente Museo Ideale di Vinci, diretto da Alessandro Vezzosi.
-Sale cinematografiche da “salvare” in centro mi pare ce ne siano ormai poche. L’Odeon può essere ulteriormente utilizzato, ripetendo anche il bel ciclo di incontri sugli eventi storici più significativi della città, in Italiano e in Inglese, magari accompagnati da filmati con sottotitoli in Inglese, facendo un bando per trovare un produttore per detti filmati. A Firenze ci sono ottimi professionisti a cui affidare dei documentari ben fatti.
-Il Forte Belvedere, una volta messo a norma, in estate può essere una risorsa incomparabile, ma solamente se dato in gestione a persone super esperte di ristorazione. Deve diventare luogo di élite e non di massa stravaccata che butta lattine ovunque e deve mangiare pizze surgelate. Il Comune negli anni ci ha speso un’ernormità di denaro di restauri, ma per cosa?? La gente lo sa che lassù c’è la Donazione Alberto della Ragione, chiusa e invisibile? Per quanto poi concerne un’eventuale programmazione di spettacoli adatti al luogo e alle delicate orecchie del vicinato, solo un assessore alla cultura degno di tale carica, e un comitato scientifico composto da elementi di chiara fama ed esperienza, potrà deciderne qualità e risultati.


Paola Bortolotti
Firenze, 19 maggio 2009

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